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Un racconto ambientato a Milano, ma che potrebbe essere benissimo rappresentato a Lecce e provincia, come in ogni parte d’Italia, quello narrato da Il Giorno. Una storia da leggere e su cui riflettere:

 

Arrivano da Milano o dall’hinterland. Si mischiano fra gli spettatori che assistono alle decine di tornei di fine stagione, girando in ogni angolo di Milano e provincia, da Niguarda a Greco, da Paderno Dugnano a Bresso. Sembrano affidabili, garbati nei toni. Poi a fine partita, quando tutti se ne vanno e si è meno notati, si fanno avanti. Intercettano i papà e le mamme. Si presentano. Offrono, promettono, fanno sognare. Sono rappresentanti o tecnici di alcune importanti scuole calcio, ben noti agli addetti ai lavori. «Li conosciamo tutti, perciò vogliamo avvertire i genitori dei nostri bambini prima che facciano certi tipi di incontri: attenti, non fidatevi. Quella è gente senza scrupoli, per loro vostro figlio vale 50 euro, 100 al massimo».

A parlare è un dirigente di lungo corso del calcio giovanile meneghino. In anni e anni di attività ne ha viste di tutti i colori, conosce questo ambiente, le trappole, gli inganni. Perciò nella riunione di fine anno con i genitori, quando si fa il bilancio della stagione, spiega perché in certi tornei si evita di incrociare alcune società: «Perché le conosciamo benissimo. Perché approfittando del loro “nome“ verrebbero con l’intento di portar via i ragazzi migliori a società più piccole. Avviene sempre così, e ci sono papà e mamme che si fanno convincere alla vista di una banconota da 50 o da 100 euro». Non sono pochi i personaggi che, puntualmente, fra maggio e giugno, cercano di far razzia di calciatori, ma pure tecnici e in qualche caso dirigenti.

Qualche anno fa una nota scuola calcio alle porte di Milano addirittura riuscì a strappare ben 8 minicalciatori ad un’altra società. «Non è questa la nostra filosofia – continua a spiegare l’interlocutore -. Noi cerchiamo di avviare un discorso con i nostri bambini fin da piccoli, nella speranza di portarli avanti il più possibile. Non mandiamo via nessuno ma non andiamo a disturbare in casa d’altri. Chi viene da noi fa un provino e se c’è possibilità si iscrive, finché c’è posto». Già, perché il vero problema è questo. Ci sono scuole calcio dove conta la quantità: più bambini si prendono, più soldi entrano in cassa. E chi se ne importa di cosa imparano.

fonte: www.ilgiorno.it

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