Nella ricostruzione dell’Ucraina di cui si sta discutendo in questi giorni a Roma, con la presenza delle massime autorità istituzionali europee, rientra sicuramente il piano per lo sport.
Oltre 500 infrastrutture sportive sono state danneggiate dai bombardamenti: 77 stadi, 102 basi e scuole sportive e 174 palazzetti dello sport. Di queste, 101 strutture sono state completamente o parzialmente distrutte. In alcune regioni dell’Ucraina, oltre il 60% delle infrastrutture sportive è stato spazzato via.
Eppure il calcio in questo caso va avanti lo stesso.
Nella Prem”jer-liha ucraina sono circa venti le partite ritardate a causa dei bombardamenti russi. Immediatamente dopo la guerra le squadre ucraine avevano ripreso a giocare in Polonia ma poi sono tornare sul proprio territorio, con tutti i rischi del caso. Al comando c’è la gloriosa Dinamo Kiev insieme al PFK Oleksandriya e allo Shakhtar, squadra che gioca in “esilio” da più di dieci anni, da quando è realmente iniziata la guerra tra Russia e Ucraina nell’oblast di Donetsk.
In questi tre anni di conflitto, il gioco ha avuto anche un ruolo psicologico sulla popolazione: l’idea che l’Ucraina non si ferma, che resta ancorata al contesto calcistico, europeo e internazionale, che è ancora un Paese vivo, come vivi sono i suoi abitanti che continuano a lottare.
Ma c’è pure l’aspetto ludico, la possibilità di dare una distrazione dai drammi quotidiani, tra bombardamenti, distruzioni e vittime, militari e civili, trasmettendo emozioni positive attraverso lo sport, per quanto sia possibile in una situazione del genere.
Ecco la ricostruzione dello sport passa da due concetti secondo Andrij Shevchenko, che insieme con la federazione, ha promosso progetti innovativi per il calcio per amputati e altri in cui questo sport aiuta i soldati nella riabilitazione dallo stress post traumatico del conflitto.
«Gli scenari di sviluppo del nostro calcio sono due: uno con la guerra e uno senza. E sono molto diversi», specificando che i progetti strutturali, garantiti da Uefa e Fifa, non partiranno finché non ci sarà chiarezza sul futuro geopolitico del Paese.
Lo scenario calcistico segue parallelamente quello economico. Le entrate derivanti da sponsorizzazioni, diritti televisivi e biglietti sono una miseria. Il calcio sopravvive grazie ai proprietari locali che investono i propri soldi nei club.
Ci vorranno molti anni affinché l’Ucraina ritorni ai livelli sportivi agonistici prima della guerra.
Intanto l’Italia è in prima fila per il programma Recovery sulla ricostruzione del territorio ucraino.

  • Foto di Maria Lucia Giannotta, scattate presso il Museo Nazionale di Leopoli il 23 febbraio 2022, il giorno precedente l’invasione della Russia.
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