Sì è spento a novanta anni Sergio Campana, per 43 anni presidente dell’ Associazione Italiana Calciatori.
Milano, 3 luglio 1968: nella centralissima via Fontana, nello studio dell’Avvocato Giancarlo Barassi, dieci firme sanciscono la nascita dell’Associazione Italiana Calciatori ed approvano il primo Statuto Sociale, il documento ufficiale che è importante punto di riferimento. Dieci articoli che, in linguaggio “tecnico” spiegano gli intenti dell’Associazione e la sua organizzazione; oggi, dopo vari cambiamenti, gli articoli sono diventati addirittura ventotto che riportiamo integralmente perché focalizzano con precisione, gli ideali, le finalità e gli obiettivi dell’Associazione Italiana Calciatori.
Firma dei fondatori:
Il documento è stato firmato da un gruppo di calciatori, tra cui Bulgarelli, Mazzola, Rivera, Castano, De Sisti, Losi, Mupo, Sereni, e Corelli.
Ruolo di Sergio Campana:
L’avvocato Sergio Campana, ex calciatore di Vicenza e Bologna con duecentoquaranta reti in carriera, fu nominato direttore dell’Associazione e partecipò alla stesura dell’atto costitutivo.
Scopo principale:
L’AIC nacque con l’obiettivo di tutelare la professione calcistica dal punto di vista economico e normativo.
Legge 91: rapporti tra società e sportivi professionisti
Il 4 marzo 1981 rimarrà sicuramente una data storica per il mondo sportivo professionistico: il Senato approvava infatti una legge (che secondo l’ordine progressivo sarà la n° 91) che regolava finalmente i rapporti tra società e sportivi professionisti. E’ inutile dire che tra i “beneficiari” di tale normativa un posto di primo piano spetta proprio ai calciatori che non per niente furono i “responsabili” di questa vera e propria rivoluzione nel mondo del calcio. Tutto partì nell’estate del 1978, esattamente il 4 luglio, quando, a seguito di un esposto del presidente Campana, il pretore Costagliola bloccò, a Milano, il cosiddetto calcio-mercato.
I carabinieri fecero irruzione nei saloni dell’albergo milanese Leonardo da Vinci, allora sede delle contrattazioni, per “accertare eventuali violazioni di norme che vietano l’intervento di mediatori nello svolgimento delle pratiche comunque attinenti al trasferimento di calciatori che sono da considerare lavoratori subordinati a tutti gli effetti”.
Esattamente una settimana dopo, l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Governo Andreotti, onorevole Evangelisti, si fece promotore di una riunione dei ministri competenti per studiare il problema. Da quel momento serviranno oltre due anni di consultazioni e riunioni prima di arrivare all’emanazione di una legge che, dopo dubbi, perplessità, incertezze, e speranze in precedenza sempre deluse, definiva finalmente lo status giuridico dello sportivo professionista.
Una conquista determinante per la categoria, certamente una delle tappe più importanti del cammino dell’Associazione: lo sport professionistico, calcio in primis, si trovava ad avere finalmente delle certezze giuridiche, delle tutele ben precise.
Ovviamente la legge 91 è stata base di partenza per molte conquiste che l’Aic è riuscita ad ottenere negli anni: con la nuova normativa il calciatore da quel momento diventava infatti lavoratore subordinato, le cui prestazioni a titolo oneroso costituivano oggetto di contratto di lavoro subordinato. Venivano introdotte la tutela sanitaria, l’indennità di preparazione e promozione, le assicurazioni infortuni, il trattamento pensionistico, e soprattutto veniva abolito il vincolo sportivo, che fino a quel momento aveva fatto del calciatore un’autentica “merce di scambio”.
