La sua grande passione per la batteria lo ha portato da noi in Italia, nel Salento, tre anni fa tramite un barcone sfuggendo dal regime degli yathollah, che sin dalla rivoluzione Komeinista del 1979, guidano il suo paese natìo, l’Iran.

Vive a Lecce e frequenta anche Neviano, dove ha degli amici fidati che lo hanno accolto come un fratello all’ interno dei propri nuclei famigliari. Lui si sente un po’ a casa nel Salento, mi confida di notare tante somiglianze somatiche tra i salentini e le tante etnie che abitano il suo Paese. Sarà forse per via delle tante contaminazioni che ha vissuto l’ antica Terra d’Otranto in tutti questi secoli? Molto probabilmente si.
Ora fa parte della Big Band e sogna di portare altri suoi amici in Italia affinché possano esaudire i loro sogni
Intanto il suo di sogno si è realizzato in questi giorni. Amir Askarinezhad questo è il nome di questo bravo e simpatico ragazzo di 33 anni venuto dall’ antica Persia, ha conseguito il diploma triennale in batteria presso il Conservatorio Musicale “Tito Schipa” di Lecce.
Come detto l’ uso di questo strumento in Iran è vietato, ha dovuto attraversare il Mediterraneo per poter soddisfare questo suo desiderio, lui che ha una laurea in ingegneria non si è lasciato andare, con determinazione ma anche con un pizzico di nostalgia ha lasciato la Repubblica Islamica dell’ Iran con la speranza di tornarci con uno scenario socio politico decisamente diverso da quello attuale.
Lo abbiamo ascoltato anche sulla materia a noi tanto cara, lo sport.
Amir, come era la realtà sportiva prima dell’ avvento degli Yathollah?

  1. Prima della rivoluzione Khomeinista, lo sport in Iran era un simbolo di apertura e modernità, con spazi anche per le donne. Dopo il 1979, è diventato uno strumento del regime, limitando libertà fondamentali, come è successo anche alla musica. Eppure, sia lo sport che l’arte hanno continuato a essere canali di espressione, resistenza e speranza. Per molti giovani, sono rimasti una delle poche vie per sentirsi liberi.

Come vive un iraniano il calcio e lo sport in generale?

  1. Il calcio in Iran è una grande passione popolare, con club storici come Persepolis ed Esteghlal. Ma dietro l’entusiasmo, ci sono anche restrizioni e ingerenze politiche. Nonostante ciò, lo sport riesce ancora a unire le persone, a creare sogni e a far emergere talenti. Come la musica, il calcio può dare voce a chi spesso non ne ha una, soprattutto in contesti oppressivi.

Come sogni l’ Iran tra vent’anni?

  1. Tra vent’anni, sogno un Iran in cui sport e musica siano strumenti liberi e accessibili a tutti, non controllati né censurati. Immagino stadi aperti anche alle donne, palchi senza paura, giovani che costruiscono ponti con il mondo. Lo sport, come l’arte, può essere il cuore di una società nuova, più giusta e umana. E io voglio continuare a credere in quel cambiamento.
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