Circa 800 morti tra gli atleti. Oltre 280 strutture sportive danneggiate o rase al suolo. Il campionato di calcio è fermo da tre anni. La Nazionale, affiliata alla federazione asiatica, deve attingere all’estero o agli svincolati che si allenano in altri Paesi, e non può riunirli in patria per le restrizioni imposte dall’occupazione.

Il calciatore simbolo della Palestina è stato ucciso mercoledì 6 agosto passato.

Suleiman Al-Obeid aveva 41 anni, era in fila per gli aiuti umanitari in uno dei centri gestiti dall’esercito israeliano e dalla Gaza Humanitarian Foundation a Rafah.

Ha lasciato una moglie e cinque figli, ed era una leggenda del calcio palestinese. Molte testate hanno scritto di lui come il ‘Pelé palestinese’, ma in patria era conosciuto anche come ‘la Gazzella’, per il fisico longilineo e la corsa, ‘la Perla Nera’, per il colore della pelle e la classe delle giocate.

In Palestina si dispuntano due massimi campionati: la Prima Lega della Striscia di Gaza creata nel 1984, è quella della CisGiordania nata anni prima, nel 1977.

Entrambi i tornei sono affiliati alla PFA Federazione Calcistica della Palestina., non si giocano dalla s.s. 2022/2023 per il conflitto.

Sabato 13 settembre un’altra giovane vita spezzata dai raid israeliani sulla Striscia di Gaza: tra le vittime del 13 settembre c’èra anche Mohammed Ramez Al-Sultan, bambino e promessa del calcio palestinese che giocava nell’Al-Hilal Sports Club

Un’immane tragedia umanitaria, ingiusta e violenta nei confronti di una popolazione inerme dinnanzi alla ferocia con la quale viene barbaramente trucidata.

Il mondo, le nazioni devono fare in modo che questo sterminio venga al più presto fermato, e la Palestina venga riconosciuta come Stato indipendente, ed ai suoi abitanti concessi tutti i diritti.

Michele Giannotta

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