E’ successo di nuovo, arbitra insultata dagli spalti, a perdere non è stata la partita ma il fair play.

Durante una partita del campionato giovanile femminile in serie C, a Torino, in Piemonte, una giovane arbitra è stata derisa con insulti sessisti e commenti denigranti, non per un presunto errore o una decisione contestata, ma semplicemente perché è una donna ad avere assunto un ruolo che solitamente è “riservato” agli uomini.

A rendere la scena ancora più triste è che ad aver guidato il coro, non era un gruppo di ragazzi incoscienti, ma di uomini adulti. Genitori.

Lo stadio invece che essere il luogo in cui si pratica il fair play, diventa un’arena dove gli adulti dimenticano completamente il ruolo educativo che ha lo sport. Mentre l’arbitra portava avanti una partita, i genitori ne giocavano una tutta loro, ma non quella in cui si gioca con un pallone, ma quella degli insulti e minacce gratuite.

La ragazza, però, ha continuato a dirigere la partita con una professionalità ed educazione che spesso tendiamo a dimenticare, ignorando qualsiasi tipo di provocazione e mantenendo un autocontrollo che va segnato e ricordato, questo è un vero paradosso: una giovane che dà una lezione sull’educazione e sulla gentilezza verso il prossimo, mentre adulti, genitori si annullano, mettendo in mostra solo la loro ignoranza e maleducazione.

Questo ci deve ricordare, che il fair play non è solo una stretta di mano o il “scusa” dopo un fallo, ma un clima, un modo di stare in società, in questo caso sugli spalti di un campo, il fair play è capire che molto spesso gli sport come il calcio sono dei giochi che insegnano il rispetto per l’avversario che abbiamo di fronte. Come possiamo pensare di educare i ragazzi ai valori che ti fanno stare bene in società se i genitori sono i primi a non dare il giusto esempio? Un ragazzo come può essere rispettoso con il compagno se fino a poco prima vedeva il padre insultare una donna dagli spalti?

A fine partita, la ragazza ha salutato entrambe le squadre con un sorriso stanco ma dignitoso, dimostrando a tutti che ancora una volta che il rispetto non urla, ma pesa.

L’arbitra è uscita dal campo tra gli applausi di chi aveva capito la gravità di quel gesto.

Episodi come questo fanno capire che non basta parlare di far play se poi non riusciamo a metterlo in pratica, in questi casi lo sport perde la sua funzione principale, cioè quella del divertimento, della crescita personale, del rispetto delle norme e del prossimo.

La partita è stata giocata dai ragazzi ma l’arbitra ha dato un vero e proprio schiaffo morale a chi per tutto il tempo l’aveva insultata e denigrata, reagendo con il sorriso e con il rispetto anche di fronte ad una maleducazione che non meritava neppure un secondo del suo tempo o della sua attenzione. Una risposta certamente silenziosa, ma più letale degli insulti ricevuti.

Carafa Giorgia

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