Lei è Sofia Fortezza, ha quindici anni, nata il 31 ottobre 2010. La danza fa parte del suo DNA naturale, è la sua vita, la pratica da quando aveva quattro anni.

Ha iniziato a ballare in una piccola scuola del suo paesino, Aradeo, quasi per gioco, senza sapere che da lì a poco quella sala, quello specchio e quella musica sarebbero diventati la sua casa.
Sofia ricorda perfettamente la prima volta che ha indossato le scarpette e il tutù: “Ero piccola, emozionata, ma dentro di me sentivo già che quello era il mio posto. Come se il mio corpo sapesse esattamente cosa fare, come se la danza mi stesse aspettando da sempre. In quella scuola sono cresciuta per cinque anni, imparando non solo passi e coreografie, ma anche disciplina, impegno e amore per quest’arte”.
All’età di nove anni, però, la sua vita ha preso una nuova direzione. Per motivi lavorativi di mamma Daniela Maniglio, un’apprezzata giurista originaria di Neviano, si è dovuta trasferire in Basilicata, precisamente a Potenza: “Lasciare la sua scuola di danza non è stato facile, ma sapevo che la danza mi avrebbe seguita ovunque. Ho così iniziato un nuovo percorso in una nuova scuola, ed è stato proprio lì che ho capito davvero che quella passione non era solo un hobby: volevo che diventasse il mio posto sicuro, la mia certezza. Ho iniziato con la danza moderna, ma un giorno arrivai in anticipo a lezione. La mia maestra mi chiese se volessi provare ad accodarmi alle mie compagne che stavano facendo una lezione di danza classica. Non mi ero mai imbattuta in quello stile, ma accettai. Cercai di seguirle per quello che riuscivo, un po’ impacciata, ma curiosa. Direi che ho fatto bene, perché da quel giorno ho iniziato a sperimentare tutti gli stili, ad aprirmi, a mettermi alla prova, fino ad arrivare a sentirmi — se così posso definirmi — una danzatrice completa e versatile”.
Il legame affettivo con la cittadina lucana incominciò a prendere il sopravvento: “Mi ero molto affezionata a quella scuola di Potenza, perciò quando decisi di ritornare nella mia città natale avevo tanta paura: temevo di non riuscire a trovare una scuola che potesse continuare a farmi crescere come stavo facendo prima.
Poi, durante l’estate, mi capitò di assistere a un saggio di danza della Groove Academy. Fu un colpo di fulmine. Guardando quelle coreografie capii che volevo far parte di quella realtà. Così, a settembre 2024, ho iniziato il mio percorso in questa scuola, che frequento tutt’ora”.
All’inizio non è stato semplice. Rimaneva spesso in un angolino della sala, ascoltava, danzava e basta:
“Mi concentravo solo su me stessa. Avevo paura di essere giudicata dalle altre ragazze, anche perché si conoscevano già tutte, data la piccola grandezza del paese, Neviano.
Piano piano, però, ho iniziato ad apririmi, a conoscere nuove persone, a lasciarmi andare. In poco tempo quella scuola è diventata la mia seconda famiglia”.

Sofia dimostra gratitudine verso la realtà di ballo nevianese:
“Sono profondamente grata per tutte le esperienze che il nostro maestro Lele Santo ci permette di vivere, e per tutti gli insegnanti — anche al di fuori della danza — che ci hanno dato e continuano a darci tanto, non solo a livello artistico ma anche umano.
Quando ballo mi sento libera. È come entrare in un mondo tutto mio, un luogo in cui il tempo si ferma, dove nessuno può farmi del male e nessuno può giudicarmi. La danza è il mio sfogo, la mia voce quando le parole non bastano. È il posto in cui posso essere me stessa al cento per cento, senza maschere, senza paure”.
L’arte della danza come terapia ludica ed agonistica positiva per corpo e mente:
“Quando la musica parte e il mio corpo inizia a muoversi, tutto il resto scompare: le insicurezze, i pensieri, le difficoltà. Rimango solo io, il mio respiro e le emozioni che prendono forma attraverso ogni passo, ogni salto, ogni gesto. In quel momento non esiste il giudizio degli altri, non esistono aspettative da rispettare, ma solo la verità di ciò che sento.
La danza mi ha insegnato a conoscermi, ad ascoltarmi, a cadere e rialzarmi. Mi ha insegnato che anche nei giorni più difficili c’è sempre un modo per esprimere ciò che si ha dentro, anche senza parlare. Ballare per me significa trasformare le fragilità in forza, le paure in movimento, i sogni in obiettivi concreti.
Ogni coreografia racconta una parte della mia storia, ogni stile mi ha lasciato qualcosa e ha contribuito a rendermi la persona che sono oggi. La danza non è solo una disciplina, ma un rifugio sicuro, un luogo in cui sentirmi accolta e compresa. È lì che ritrovo me stessa, che imparo ad amare ciò che sono e ciò che sto diventando.
E in quei momenti capisco che, qualunque cosa accada, la danza sarà sempre casa mia”.
Sofia ha grandi potenzialità, doti artistiche e sportive che si palesano in maniera inconfutabile ogni qualvolta si esibisce su di un palco. Il futuro, con queste premesse, non può che essere dalla sua parte.
