Giorgia Meloni, classe 1977 romana doc, sin da giovanissima all’età di 15 anni inizia il suo percorso politico nel movimento studentesco e giovanile della destra, mantenendosi agli studi lavorando a 18 anni come baby sitter per Olivia la figlia di 4 anni all’epoca dello show man siciliano Rosario Fiorello.

A 21 anni viene eletta consigliere della Provincia di Roma. A 29 diventa giornalista professionista, viene eletta deputato e nella XV legislatura ricopre la carica di vicepresidente della Camera.

A lei appartiene il record di ministro più giovane nella storia repubblicana: nel 2008, infatti, a 31 anni assume l’incarico di ministro della Gioventù.

Il 21 dicembre 2012 fonda Fratelli d’Italia, di cui è Presidente nazionale. Nel settembre 2022 diviene Presidente del Consiglio dei Ministri, la prima donna nella storia della nostra repubblica ad assumere tale ruolo. Cresce alla Garbatella , quartiere popolare di Roma, militando all’interno del circolo del Movimento Sociale Italiano , che diverra’ nella meta’ degli anni novanta Alleanza Nazionale nella corrente dei ” Gabbiani” guidata negli anni novanta da Fabio Rampelli.

Fin da ragazzina, ha sempre amato vedere e praticare l’attività sportiva, soprattutto il rugby.

 Al Flaminio, una volta, in occasione di una partita della nazionale, parlando in via informale con i cronisti presenti, disse: “È uno sport che mi piace perché rappresenta i valori veri, l’orgoglio e l’impegno”. E quando qualcuno le fece notare che i rugbisti erano anche bei ragazzi, che posavano per i calendari, se la cavò con un sorriso: “Lo dite voi, non io. A me piace proprio questo sport”. I suoi preferiti? All’epoca Sergio Parisse e Mauro Bergamasco.

Quando era Ministro per la Gioventù, proprio per questa sua passione, rilasciò un’intervista all’ex azzurro Diego Dominguez, che aveva da poco creato un camp per i ragazzi, in cui raccontò come mai la palla ovale le piacesse così tanto: “Nel rugby tutti i giocatori in campo sono protagonisti, ma non c’è spazio per l’individualismo esasperato a scapito del collettivo. Il rugby insegna che una vittoria è frutto dell’impegno di tutti e quindici i giocatori, così come una sconfitta è la conseguenza di un demerito comune. Ma, soprattutto, il rugby insegna che le grandi difficoltà, per quanto insormontabili possano apparire, si superano se tutta la squadra lotta unita per lo stesso obiettivo e che, al contrario, anche il più piccolo intoppo può rivelarsi un nemico formidabile se anche uno solo fa mancare il suo fondamentale apporto al resto della squadra”. Appassionata anche della palla rotonda, per il calcio, Giorgia Meloni tifa Roma, nonostante da piccola avesse qualche simpatia biancoceleste, probabilmente influenzata dalla mamma Anna Paratore, tifosa laziale. La presidente Meloni ha il brevetto da sub, in passato andava spesso a correre, partecipando anche a gare non agonistiche.

Raffaele Fitto, classe 1969 salentino, attuale Vicepresidente della Commissione Europea ha avuto una gioventù come tutti i suoi coetanei, fatta di scuola, amicizie, feste e scorribande con i motorini nella Maglie negli anni ottanta.

Questa spensieratezza e’ stata coniugata alla passione per il calcio, militando nella Toma Maglie allenata dal maestro mister Pippi Leo nella stagione sportiva 1986/87.

Aveva un talento cristallino da calciatore offensivo e una passione sfegatata per la Juve, a vivere tutte le tappe di un cursus honorum unico.

Enfant prodige, all’età di poco meno di 19 anni si ritrova catapultato sul palcoscenico della politica, nel segno di continuità dell’eredità famigliare.

Nell’agosto del 1988 viene a mancare il padre Salvatore, esponente di spicco della Democrazia Cristiana, presidente regionale in carica, per un incidente stradale; da quel tragico evento, inizia un nuovo percorso personale per il giovane Raffaele.

Abbandonati i blue jeans e le scarpe da gioco a tacchetti, gli è toccato assumere abiti e linguaggi sobri consoni alla formalità istituzionale, prima nel ruolo di consigliere regionale negli anni novanta, poi in seguito da trentenne da eurodeputato a Bruxelles e presidente della Regione Puglia agli inizi degli anni duemila, subentrando al Professore Salvatore Distaso.

La sua è stata sicuramente una carriera folgorante, contrassegnata dal dogma del centrismo democratico cristiano, ma come ebbe a dire più in là negli anni, il rammarico più grande è stato di non aver potuto vivere la giovinezza a pieno, poiché gli impegni, la responsabilità del ruolo che egli aveva assunto, lo avevano portato a crescere umanamente prima, rispetto ai suoi coetanei. Il prezzo da pagare sono state le tante rinunce alle gioie ed esperienze che la primavera della vita porta con sé, quelle che purtroppo ahimè passano solo una volta. Cosa hanno in comune Giorgia Meloni e Raffaele Fitto?

Umanamente parlando, crescere e diventare adulti senza avere un papà.

Giorgia Meloni della figura del padre Francesco Meloni, origini sarde, di professione commercialista, ha un ricordo vago, poichè egli si separò dalla famiglia quando lei era ancora piccola, trasferendosi definitivamente alle Canarie.

Cresciuti a pane e politica troppo in fretta; la gioventù, il periodo che va dai 18 ai 30 anni, l’hanno vissuta entrambi a pieno regime, tra sezioni di partito, palchi e scranni parlamentari. Può sembrare anche un privilegio, forse per certi versi lo è pure, ma l’ambiente della politica non è una passeggiata di salute, ne tantomeno un club ricreativo. Un’arena fatta di lotta di potere senza sconti, che se non ti uccide moralmente , ti fortifica nel carattere e nell’animo.

Loro l’hanno affrontata da giovani, divenendo protagonisti dei nostri tempi.

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