Una frase del mitico presidente Franco Jurlano nel 1993 racchiude in sé il destino che la società giallorossa preserva nella sua natura.
Una tifosa durante un dibattito televisivo in una nota emittente locale chiese al presidentissimo: ” Perchè non compriamo dei buoni calciatori per poterci salvare?”. La risposta del geometra Iurlano fu lapidaria:” Cara signora, se i soldi li mette lei ben venga, noi stiamo ancora pagando lo stipendio a mister Albertino Bigon che sta lisciando il pelo del suo cane comodamente seduto sul divano di casa sua”.
Albertino Bigon ha allenato il Lecce durante la stagione di Serie B 1991-1992. Subentrato dopo l’esperienza al Napoli vincendo il tricolore, ha guidato i giallorossi in un campionato complicato, lasciando la panchina a fine stagione.
Aveva un contratto pluriennale con il Lecce, per tale motivo era ancora a libro paga della società che già non navigava in buone acque finanziarie.
A distanza di oltre trent’anni la situazione non è più così per fortuna.
Il Lecce milita in serie A da quattro anni consecutivi, si è dotato di un’organigramma di buon livello sia dirigenziale che tecnico. I bilanci sono floridi, c’è in dote una nuova struttura per gli allenamenti, 22 mila abbonati, un numero esorbitante per una piccola realtà.
I soldi, il sistema calcio che divora fiumi di denaro per poter essere competitivi è una zavorra piena di debiti.
Al direttore sportivo Stefano Trinchera ed al responsabilità dell’area Tecnica Pantaleo Corvino non si può rimproverare nulla. Hanno costruito squadre in questi anni con budget economici limitati. Le tante scommesse sui giovani calciatori acchiappati dai più variegati campionati europei, spesso hanno dato il risultato atteso.
Ma quest’anno pare che questo non è più ripetibile. I vari Dorgu, Hjulmand hanno dato sollievo alle casse societarie creando plusvalenze, ma ciò non ha minimamente contribuito a rinforzare la squadra con elementi di pari valore. Il direttore Corvino non è uno sprovveduto, è uomo di mondo, questo lo sa benissimo. Fa il pane con la farina che gli viene data. Forse anche per lui è arrivato il momento di passare il testimone a qualcun’altro, un profilo più strutturato a questi tipi di missioni come per esempio può essere Gianluca Petrachi.
Anche la questione allenatore non è riconducibile allo scarso valore qualitativo della rosa a disposizione.
Di Francesco è un buon tecnico, sa far giocare bene le sue squadre. Un conto è avere in attacco Stulic, un altro come Cutrone, uno che la palla bene o male la palla la mette quasi sempre in saccoccia.
La pietanza è diversa ed il sapore pure.
La dirigenza in tutti questi anni si è sempre prefissata una linea gestionale attenta ai conti, prudente e rispettosa dei parametri federali.
Impegno ampiamente mantenuto, con diligenza serieta’ purtroppo questo non basta. In campo non scendono i bilanci, ma calciatori in carne ed ossa. Sono loro a determinare le sorti di una stagione sportiva.
Quello che non deve mancare mai, nonostante i conclamati limiti tecnici, è l”impegno e la dedizione per la maglia che indossano, sapendo che c’è gente che per quella stessa è morta non sottraendosi mai ai loro doveri di atleti.
Detto ciò, gli sbagli, gli abbagli, le sopravvalutazioni ci possono stare, fanno parte del gioco, l’importante è avere buona fede, avere anche l’umilta’ ed onestà intellettuale di ammetterli, per rispetto degli oltre ventimila abbonati, che ogni due domeniche lasciano casa ed affetti per presenziare allo stadio “Via del Mare”. È un patto fiduciario tra le varie componenti che non deve mai venire meno.
Competere con società che hanno le proprieta’ estere è una prova impervia.
Esse tramite i rispettivi trust collegati a fondi internazionali dormienti alle Isole dove splende sempre il sole, in cui le leggi tributarie sono un’opzione del tutto risibile, hanno una disponibilità di spesa sul mercato pari ad un pil di una nazione.
Possono permettersi di comprare a go go, campioncini e presunti tali.
Non c’è partita già in partenza.
Lecce e provincia hanno avuto il privilegio di vedere dal vivo nel corso dei decenni i Maradona, Platini,Van Basten, Ronaldo tanti altri campioni, grazie a dirigenti illuminati, e coraggiosi come lo sono stati Iurlano, Semeraro ed ora Sticchi Damiani.
Allora ecco che ritornano sempre utili le parole di Iurlano.
La serie A per il Lecce non è mai stata una passeggiata di salute, ha dovuto sempre soffrire, trepidare per conquistare il posto nel massimo campionato italiano.
Questo è il suo destino, parola di presidentissimo, tutto il resto è surplus.
