Il 20 febbraio 2026 decorrerà il 40° anniversario dell’acquisizione dell’A.C. Milan da parte del compianto presidente Silvio Berlusconi.

L’accordo vero e proprio dopo una lunga trattativa durata 59 giorni, risale però alla notte del 10 febbraio 1986 in cui si concretizzò il passaggio delle quote di maggioranza con la firma delle parti convenute negli studi dell’avvocato Vittorio Dotti in Via Visconti Venosta n.3 , alla presenza di Paolo Berlusconi (che rappresentava il fratello Silvio) e dell’avvocato Gianni Nardi uno dei vicepresidenti di Via Turati, che ottenne il sequestro conservativo e giudiziario “nei confronti del dottor Giuseppe Farina detto ” Giussy” e di società da questi controllate rappresentava il 51 per cento del capitale sociale del Milan e il 52 per cento del capitale sociale della Ismil s.p.a., società legata al Milan, come scriveva dettagliatamente Gianni Mura sul giornale ” Repubblica” il 2 gennaio 1986.

Gianni Nardi stimato imprenditore industriale delle cucine economiche, doveva avere da Farina 7 miliardi di lire circa (liquidità e garanzie bancarie), dalla sua lo stesso Farina rispose con due avvocati, Ledda e Donella, che ricevettero l’ incarico di condurre le trattative con la Fininvest di Berlusconi.

Come accennato, fu una trattativa estenuante sotto i punti di vista dei cavilli giudiziari, che anticipo’ un’ accesa, aspra disputa nei labirinti delle pagine del codice di procedura civile.

Nel frattempo il presidente uscente Giussy Farina si era dimesso dalla propria carica il 13 dicembre 1985, la presidenza passò per un breve periodo a Rosario Lo Verde, incarico che durò appena 51 giorni.

Stessa sorte toccherà per la leggenda della ” Prima Stella” milanista, Gianni Rivera.

Il 1 febbraio 1986 Rivera annunciò le sue “dimissioni irrevocabili” da vicepresidente della società rossonera.

Ecco in sintesi i numeri della trattativa:
– Farina voleva almeno 30 miliardi di lire, ai quali andavano aggiunti gli 8 che doveva a Nardi.

Il totale fa 38 miliardi di lire
– Il Milan aveva 10 miliardi di lire di debiti gestionali, stipendi dei giocatori e irpef, riguardanti gli ultimi quattro mesi. E siamo giunti a 48 miliardi di lire per un eventuale acquirente.
– La rosa del Milan valeva tantissimo: erano tesserati Maldini, Baresi, Costacurta, Evani, Tassotti, Di Bartolomei, Virdis, Paolo Rossi. Sono nei 30 miliardi che chiede Farina.
– Della vendita faceva parte il centro di Milanello, che aveva un valore immobiliare di 4 miliardi di lire.
– Berlusconi ne offriva 15, senza pagare il debito di Farina nei confronti di Nardi e senza pagare i debiti gestionali.
Tutti i finanziatori del Milan, gli azionisti di minoranza, decisero di fare un sacrificio e provarono a ricapitalizzare per 10 miliardi la società, sostanzialmente avrebbero pagato i debiti gestionali, evitando il fallimento e dando tempo a Farina di vendere ad una cifra corretta.
Farina chiese quindi l’autorizzazione al Ministero del Tesoro, le Finanze di allora, per la ricapitalizzazione.
Due giorni dopo la richiesta si accorda addirittura con Dino Armani per 25 miliardi di lire più il pagamento degli 8 miliardi di debito con Nardi. 33 miliardi contro i 15 di Berlusconi.
La stessa sera, il presidente della Federcalcio Sordillo annunciò di aver presentato due esposti, uno civile e uno penale, nei confronti di Giussy Farina.

In sostanza era l’anticamera del fallimento.
Berlusconi qualche giorno più tardi fu ospite di Enzo Biagi pronunciando frasi al miele nei confronti del Milan: “E’ un affare di cuore, da qualche miliardo, ma d’altronde anche le belle donne costano molto”.
Farina è stato in carcere per quei debiti gestionali, attribuibili ad un falso in bilancio che avevano almeno altre tre società di serie A, mai punite. Poi qualcuno ha fatto depenalizzare questo reato.
Quell’anno, nel 1986, sarebbe scaduto l’accordo di vendita dei diritti televisivi della Lega Calcio alla Rai, un affare di proporzioni mostruose.

Le azioni del club rossonero andarono alla Fininvest di Silvio Berlusconi per una cifra stimata intorno ai 6 miliardi di lire dell’epoca, ma la cessione del club rossonero fu ufficializzata il 20 febbraio 1986.

Il calcio stava entrando oramai nell’era del business.

Ma ripercorriamo le tappe di questo passaggio di consegne tra le due parti; riprendiamo le dichiarazioni rilasciate nel 2023 al giornale veneto “Larena” da parte di Francesco Farina attuale sindaco di Palù in provincia di Verona, figlio di Giuseppe Farina detto all’epoca dei fatti numero uno del Milan.

“Quel Milan aveva un certo valore, una delle tante istantanee di Francesco Farina, 68 anni, oggi sindaco, ad unire uno ad uno i vari tasselli di quel complicatissimo mosaico e a ricostruire quel braccio di ferro in cui nessuno era disposto a cedere. Tutti e due fermi sulle rispettive posizioni. Anche Giussy, davanti al quale ogni calciatore sapeva già in partenza di dover accettare le sue condizioni. Non ci metteva molto lui. Pratico e risoluto. Senza mai piegarsi. Ma c’è sempre una prima volta.

Dopo una prima serie di incontri fra i professionisti delle due parti. Senza mai un vero faccia a faccia. Quando la storia era appena all’inizio. Quando il compianto Giussy Farina, credeva di poter prendere un’altra direzione. Come aveva fatto più volte, abituato ad imporsi praticamente sempre. A costo di cambiar direzione. Di scrutare altri scenari.

Il Milan papà l’aveva di fatto venduto al petroliere Giampiero Armani. Ma la sera prima di andare dal notaio ad Armani, già socio del Milan, arrivò una telefonata di Bettino Craxi. “Questa cosa non è per te”, gli disse. E il giorno dopo dal notaio non si presentò nessuno», il fermo immagine di Farina, punto di non ritorno e l’inizio della fine di quel Milan che poi Berlusconi avrebbe trasformato in una delle società più vincenti di sempre. In Italia, in Europa, nel mondo. «Pochissimo tempo dopo la Finanza entrò nella sede del Milan, rilevando soprattutto il mancato pagamento ad esempio dell’Irpef così com’era però per tanti altri club. Niente di clamoroso. Fatto sta», l’amarezza di Farina, «che la società finì in prefallimento, acquisita poi da Berlusconi direttamente dal tribunale coprendo successivamente tutti i debiti. Soprattutto quelli nei confronti dello Stato. E pagandola naturalmente molto meno di quanto non valesse in effetti».

Farina il Milan l’aveva preso due anni prima per cinque miliardi, imprenditore del calcio prima acquistando il Padova e diventando poi presidente del Vicenza. «A tutela del Milan», l’ultimo tassello di Farina, «mio padre mise le sue aziende come garanzia. A distanza di anni i vari liquidatori delle società collegate chiusero tutte in attivo. Lui invece perse tutto».

Un amore nato quasi per caso il Milan. Un rimbalzo come tanti, nel bel mezzo del calciomercato dove Farina si muoveva alla perfezione. Il suo pane. «Ero io presidente del Lanerossi Vicenza, quando papà mi raggiunse a Milano per depositare le buste di comproprietà piuttosto importanti. Quelle di Luciano Marangon, di Nicola Zanone, soprattutto quella di Paolo Rossi. Eravamo a pranzo al Principe di Savoia quando entrò Felice Colombo, allora presidente del Milan. Non ne poteva più lui. Era stufo», ricorda Farina, «disse chiaro e tondo che per tre miliardi avrebbe venduto la società. Papà raccolse la palla al balzo, com’era solito fare in quei casi. Scrivendo al momento, con tanto di testimoni, un contratto scritto che poi fece recapitare a Colombo tramite raccomandata. Aveva fatto valere quel che aveva sentito. Niente di più. Colombo accettò. Chiusero più o meno per quella cifra». Poco più di tre miliardi, quindici per Giussy quando bussò il Cavaliere. Troppi. «Nessuno dei due cedette, ma il punto è un altro. Perché un agricoltore di Palù», i titoli di coda di Farina, «non avrebbe mai potuto mettersi contro un gigante come Berlusconi».

Iniziò così la storia più longeva e vincente di una squadra di calcio; Il Milan ” degli Immortali” di Arrigo Sacchi in panchina, a quello “degli Invincibili” di Fabio Capello, quello di Alberto Zaccheroni, a quello di Carlo Ancelotti e Massimiliano Allegri.

Con la presidenza di Silvio Berlusconi, il Milan ha vinto 29 trofei:
5 Champions League
5 Supercoppe europee
3 Mondiali per club
8 scudetti
1 Coppa Italia
7 Supercoppe italiane

La sua presidenza è durata 31 anni, dal 24 marzo 1986 al 13 aprile 2017, rendendolo il presidente più longevo e vincente della storia rossonera.

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