In un mondo pieno di stereotipi, un ragazzo che si avvicina ad una disciplina prettamente femminile per stupide dicerie tramandate da secoli può risultare all’inizio un motivo di pregiudizio.
Questo vale ahimè per gli stolti.
Fortuna vuole che la gioventù attuale sia mille miglia più avanti di tanti adulti; i sterili tabù sono crollati, la libertà atletica ha fatto spazio a nuovi concetti di partecipazione ed integrazione, vedasi lo sviluppo impressionante del calcio rosa, un tempo appannaggio dei maschietti, lo stesso dicasi per il motociclismo e via discorrendo.
La danza grazie anche alla figura mitologica ma allo stesso tempo umana di Roberto Bolle ha calamitato l’attenzione dei giovanissimi da diversi anni.
Ma pure i vari Stefano De Martino, Kledi Kadiu per rimanere nel panorama italiano hanno contribuito a promuoverla nell’universo maschile.
In Italia si stima ci siano circa 1,4 – 1,5 milioni di giovani che studiano danza, ma la percentuale dei maschi rimane comunque molto più bassa rispetto a quella del gentil sesso.
Ma tant’è che anche i maschi hanno ruolo attivo e da protagonista in questo ambiente.
Eppure nel contesto professionistico di alto livello il rapporto tra maschi e femmine è più equilibrato o, talvolta, in favore degli uomini per ruoli specifici (partenering).
Un numero enorme di iscritti e centri di formazione. Le cosiddette ” Scuole di Danza” censite e regolarmente affiliate a federazioni sportive in tutto il territorio nazionale sono oltre 17.000.
In questi casi il ballo assume non solo un’attività fisica, ma anche artistica e spirituale.

L’applauso della platea di spettatori di un teatro assume la cornice di un quadro ben più ampio, in cui la danza si esprime con gestualità, sonorità mischiate in un solo “assolo” può essere paragonato ad una orchestra musicale, un esibizione cinematografica, ma anche ad una gara di calcio, ciclismo in cui ogni componente fa parte di una squadra, con un proprio ruolo e mansione.
Affinchè la coreografia abbia successo ci devono essere due componenti essenziali: simbiosi tra i partner ed i propri compagni e spirito di sacrifico; idem per un risultato di una partita e gara.

Alessandro Iasi sin da piccolino ha dimostrato di avere una naturale propensione per la danza, e ha ben concepito gli elementi che essa incarna ovvero cuore ed anima; una passione sfrenata in famiglia per il Lecce non lo ha distolto dal praticare la sua disciplina preferita.

Nato l’11 settembre 2010, i genitori sono entrambi di Neviano; il padre è un ex sottoufficiale della Marina Militare, la madre è impiegata, ha una sorella maggiore di nome Alessia.
Il nostro Alessandro quotidianamente si mette alla prova nel parquet del ” Centro di danza Groove Academy” diretto dal Maestro Lele Santo, leccese doc ma oramai nevianese d’adozione.
Un bravo ragazzo, cresciuto con buoni valori; si spende tantissimo in termini di energie psico fisiche per soddisfare la sua anima sportiva ed artistica allo stesso tempo.
Un esempio per i tanti giovani che come lui vogliono intraprendere questo meraviglioso viaggio nel pianeta della danza.
