Marino Bartoletti, noto giornalista televisivo, autore, scrittore e saggista, memoria storica del calcio italiano nonché del Festival di Sanremo, spesso ospite delle rassegne letterarie locali come per esempio quella organizzata ogni anno dalla “Fondazione Città del Libro” a Campi Salentina, tramite i suoi social ha rilasciato un commento a margine dell’ eliminazione della nazionale italiana di calcio per la terza volta consecutiva dal mondiale.
“L’incubo dell’eliminazione della Nazionale di calcio dai Mondiali è stato visto da oltre dodici milioni di italiani: due telespettatori su tre hanno assistito allo scempio dei rigori decisivi. Ero un bambino, già molto appassionato di sport, quando le poche tv in bianco e nero documentarono la nostra prima mancata qualificazione della storia da quella che allora si chiamava “Coppa Rimet”. Sentii i grandi dire: “Non succederà mai più”. E ci credetti. Anche perché avrei poi saputo che i “grandi” avrebbero fatto cose molto serie perchè la cosa non si ripetesse
Ho sperato, come tanti, che la notte portasse al Presidente della Federcalcio in carica un “consiglio” di dignità. Così pare non sia stato. A questo punto è abbastanza evidente (o verosimile) che se non deciderà lui di assumersi la responsabilità per quello che è accaduto ci sarà qualcuno lo obbligherà a farlo. E allora perché resistere così testardamente dopo un tracollo palese e per giunta reiterato? Perché non capire che se l’Italia del calcio ha fallito per la terza volta (la seconda in sua presenza), al di là delle ovvie colpe individuali, tutto va fatto risalire a chi – a capo di tutto – ha fatto solo scelte evidentemente sbagliate? A chi, al di là del doloroso epilogo, è riuscito nell’impresa di far diventare la Nazionale un “fastidio” per un movimento calcistico che ha preso altre (avide) direzioni: al punto da non riuscire neanche a fermare il campionato per consentire alla squadra che in teoria dovrebbe rappresentare l’Italia di prepararsi con decoro a questa sfida diventata (purtroppo) decisiva?
Non invidio chi verrà al suo posto (perché evidentemente questo accadrà, volente o nolente). Non invidio chi dovrà cercare di rimettere la Nazionale al centro di tutto. Provo a ricordare quello che quasi 70 anni fa fecero i responsabili dello sport italiano per consolare le lacrime di un bambino (e di tutti i sinceri amanti dello sport più diffuso). A) venne commissariata la Federcalcio scegliendo il più bravo dirigente che esistesse: il Segretario del Coni Bruno Zauli; B) vennero completamente chiuse le frontiere (cosa evidentemente non ripetibile, ma passibile di molte “declinazioni”; C) venne inaugurato il Centro Tecnico di Coverciano per dare il segno che i talenti andavano cercati e coltivati: e soprattutto che i futuri “maestri” andavano costantemente migliorati. E tutti ce lo copiarono
Dieci anni dopo diventammo Campioni d’Europa, immediatamente dopo vicecampioni del mondo. Dubito che ci vorrà di meno per ridare dignità alla maglia azzurra (quella calcistica, perché negli altri sport è onoratissima e vincente). Ma prima si comincia e meglio è”.
