𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗧𝗢𝗥𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗚𝗟𝗜 𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗔𝗡𝗜 𝗜𝗡 𝗖𝗔𝗠𝗣𝗢
Abodi ha lanciato dagli schemi televisivi la svolta: obbligo di calciatori italiani in campo.
Dopo l’ennesima delusione della Nazionale, il Ministro dello Sport, Andrea Abodi, è intervenuto nei giorni scorsi dagli schermi della Rai, durante la trasmissione vespertina di Bruno Vespa “Cinque minuti”, indicando una linea netta per il rilancio del sistema calcio italiano.
“Il numero di italiani in campo deve essere garantito”, ha affermato con nettezza.
Abodi ha così proposto un intervento strutturale da attuare dopo il rinnovo dei vertici FIGC: “Propongo che, dopo il cambio al vertice federale, si trovi una soluzione in questa direzione”. L’obiettivo è creare spazio concreto per i giocatori italiani, soprattutto in Serie A.
Il nodo riguarda anche la presenza degli stranieri: “È quello che vogliamo fare. Vogliamo il cambio di un modello che non riesce più a far esprimere il talento italiano”. Una visione che punta a riequilibrare il sistema e favorire i giovani.
Il problema emerge nel passaggio generazionale dal settore giovanile al professionismo, dove molti di questi calciatori dotati tecnicamente fanno perdere le loro tracce dai taccuini di gara: “Questa è la dimostrazione di un modello che non funziona quando cresce e compete con l’estero”.
“Il Lecce ha vinto il campionato Primavera senza un italiano in campo”, aggiunge, sottolineando un dato emblematico, prima di richiamare il Consiglio federale: “Non possiamo non pensare che il presidente abbia preso il 98 per cento dei consensi”.
Le linee guida intraprese sono chiare: più italiani, nuova programmazione e un cambio deciso per salvare la competitività del calcio italiano.
Al netto delle ragioni del ministro che possono essere anche accettabili nelle motivazioni, risulta comunque ingeneroso prendersela con una singola società, tra l’altro virtuosa finanziariamente ed eticamente, a scapito di molte di esse indebitate sino all’osso del collo.
Sono da rivedere tutte le fondamenta tecniche, giuridiche, amministrative del calcio italiano.
Ora passiamo ai guai agonistici che sta vivendo il Lecce.
Il livello della squadra è quello che è, inutile girarci intorno.
Senza attaccanti veri, non si fa molta strada, ma anche i centrocampisti che non sanno creare sovrapposizioni con gli esterni, e non riescono a saltare l’uomo nell’uno contro uno denotano tutti i limiti di questa squadra.
Se non fosse per il portiere Falcone, che con le sue prodezze ha sventato numerosi gol degli avversari praticamente fatti, la difesa sarebbe un colabrodo.
A questo punto è incontrovertibile un cambio di passo dirigenziale a conclusione di questa stagione sportiva.
Serve un rinnovamento di volti ed idee all’interno della società. È del tutto evidente che il tocco magico dell’area tecnica si è esaurito, ma anche una certa sintonia e fiducia tra tifosi e club si è anestetizzata. Campionato amaro di soddisfazioni sul campo, che inclina anche il genuino amore dei piccoli tifosi verso la maglia giallorossa. Una disillusione pericolosa.
Su questi punti bisogna essere sinceri, concreti ed obiettivi. Gli slogan oppure giustificazioni emotive dettate del momento critico non servono a nascondere la polvere sotto il tappeto.
Indipendentemente dall’auspicata salvezza oppure no, il Lecce deve dotarsi di un nuovo staff dirigenziale, con l’arrivo di un nuovo direttore sportivo giovane e preparato, con annessi nuovi responsabili di settore giovanili altrettanto di pari livello.
Rinforzare anche l’area delle fidelizzazioni delle scuole calcio presenti sul nostro territorio.
Il Lecce dev’essere la principale società di riferimento per tutte le realtà calcistiche salentine.
Un laboratorio programmatico nel tempo, fatto di formazione e stage periodici tra il Lecce ed i dirigenti locali, nonché il monitoraggio e la supervisione dei calciatori nostrani.
Non basta solo l’orgoglio identitario ed il bilancio in ordine; servono iniziative concrete per sostenere il forte ed inscalfibile legame che vi è tra società ed il suo vasto e variegato popolo, composto da tifosi, addetti ai lavori e mondo dell’informazione.
C’è un tempo ed una stagione della vita per tutti; molto probabilmente adesso ne sta per iniziare una nuova per molti.
Michele Giannotta
