La firma è quella di Paolo Marcheschi, senatore di Fratelli d’Italia, che ha messo il proprio sigillo sulla bozza del ddl “riforma calcio”, che ha come obiettivo quello di affrontare e dare soluzioni alle criticità strutturali del sistema calcistico italiano.
Nel documento viene evidenziato che questa prima bozza “resta aperta ad eventuali contributi e proposte”. Due le linee di intervento: “una per attivare maggiori entrate al settore calcio (articoli 1-4), l’altra per ridurne i costi (articoli 5-6)”.
Dopo la mancata qualificazione della Nazionale italiana ai mondiali, il fallimento di centinaia di club in serie C dal 2000 ad oggi, ed il precario rinnovamento della classe dirigente nella governance del pallone italico ha scatenato un turbinio di emozioni contrastanti tra gli addetti ai lavori ed appassionati.
Le intromissioni della politica sono sempre mal viste dal CIO e CONI che reclamano la loro legittima autonomia statutaria, nonche’ l’UEFA minaccia di togliere all’Italia Euro 2032.
Al momento non si ha nessun margine da parte del Comitato Olimpico Nazionale Italiano presieduto da Luciano Buonfiglio di adottare un provvedimento di natura straordinaria, come quella di commissariare la FIGC.
Lo Sport appartiene allo Stato, che delega allo stesso CONI ed alle federazioni la parte gestionale ed operativa.
Il calcio si sa è lo sport nel nostro paese per antonomasia, non si capisce di conseguenza il perché di alcuni settori come il Cinema per esempio usufruiscano di sostegni pubblici, ed il pallone professionistico e dilettantistico invece no.
Fondi che usati per valorizzare i settori giovanili e migliorare le infrastrutture fungerebero da volano allo sviluppo sportivo.
Anche l’andamento dell’economia ne trarrebbe beneficio su larga scala.
Al netto delle valutazioni di merito, urgono misure urgenti per rilanciare l’ammaccato sistema del calcio nostrano.
