Si sono chiusi i XX Giochi del Mediterraneo, lasciando dietro di sé una traccia indelebile fatta di emozioni sportive, numeri da record e, soprattutto, un’eredità tangibile. Quando la fiamma del braciere si spegne e le delegazioni internazionali lasciano le strutture, arriva sempre il momento dei bilanci. Quello tracciato al Main Press Center da Massimo Ferrarese, Commissario Straordinario e Presidente del Comitato Organizzatore, insieme ai vertici dell’organizzazione e a Carlo Molfetta, racconta una storia di riscatto, caparbietà e visione istituzionale. In soli trenta mesi un lavoro imponente ha permesso la consegna di impianti all’altezza delle aspettative, superando le lungaggini della burocrazia e trasformando i ventisette milioni stanziati in un valore reale sul territorio stimato intorno ai quattrocento milioni. Tutto questo mantenendo l’equilibrio economico, persino di fronte all’aumento dei costi delle materie prime, grazie all’impegno straordinario di imprese, tecnici e maestranze che hanno operato senza sosta. Sul campo, poi, gli azzurri hanno firmato un’edizione memorabile con ben duecentoventiquattro medaglie, superando ogni precedente storico. A corroborare il valore politico e sociale dell’evento sono giunte le parole del Ministro Tommaso Foti, che ha ricordato le quarantuno infrastrutture sportive realizzate in ventuno Comuni, un investimento capillare orientato a ridurre i divari territoriali e a rilanciare la centralità dell’Italia nel Mediterraneo. Tuttavia, il senso profondo di una manifestazione di questo calibro non si misura solo durante i giorni della competizione, ma nella capacità di generare futuro. Proprio mentre lo stadio Iacovone ospitava la cerimonia di chiusura, la città ha mostrato di avere ben chiara questa prospettiva. La petizione promossa dallo scrittore Lorenzo Laporta, forte di oltre novemila adesioni e del sostegno dell’associazione Giovanissimi del Salento, chiede con voce ferma a Coni, Regione e Comune di trasformare Taranto nella sede del Centro di Preparazione Olimpica del Sud Italia, intitolato alla figura storica di Ikkos. Un’idea che viene da lontano, già discussa al Coni nel duemiladiciotto e riemersa durante la scelta della mascotte dei Giochi. Con quasi quattromila atleti provenienti da ventisei Paesi e una delegazione italiana imponente guidata da quasi cinquecento azzurri, Taranto ha dimostrato di saper accogliere, organizzare e vincere. Ora la vera sfida inizia domani: fare in modo che questi impianti non diventino monumenti alla memoria, ma battiti concreti di una rinascita sportiva, culturale ed economica di cui l’intero Mezzogiorno ha disperatamente bisogno.
L’editoriale di Andrea Gaetani
