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Un ememdamento prevede un incentivo per le società che “stipulano con le atlete contratti di lavoro sportivo”. Riguarda calcio, basket, pallavolo e rugby. Stanziati 20 milioni per i prossimi tre anni.

L’emendamento alla legge di Stabilità è di poche righe, ma i suoi effetti potrebbero essere rivoluzionari e aprire la strada al professionismo femminile, nel calcio e negli altri sport. Il testo è firmato dalla 5 Stelle Susy Matrisciano e dal Pd Tommaso Nannicini,due formazioni dell’attuale governo Conte, un particolare che potrebbe significare un appoggio politico dell’esecutivo. Prevede un robusto incentivo per le società che “stipulano con le atlete contratti di lavoro sportivo”, con un’estensione della legge 91 sul professionismo anche alle donne. Si tratta del versamento del 100 per cento dei contributi previdenziali e assistenziali, entro il limite massimo di 8 mila euro su base annua (che corrisponde a un ingaggio lordo di 30 mila). In pratica, lo Stato dice alle società attraverso le federazioni : vi do una spinta, ma tagliamo questo traguardo e superiamo la discriminazione uomini-donne. “Non è possibile-dice in un videomessaggio il capitano azzurro Sara Gama-che al mondiale di Francia fra le prime otto squadre, eravamo le uniche non professioniste”.

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L’emendamento, su cui ha lavorato anche l’AssoCalciatori-alla presentazione c’era il suo presidente Umberto Calcagno-, non tocca di fatto la legge 91 che già attribuisce alla federazione la possibilità di riconoscere il professionismo. Una svolta finora fermata dal problema della sostenibilità, che viene almeno per tre anni neutralizzato dall’investimento statale previsto dall’emendamento. Le cifre stanziate sono di 4 milioni per il 2020, 8 per il 2021 e per il 2022. C’è una proiezione di 3 mila atlete che riguarda i campionati di calcio, basket, pallavolo e rugby. Ma in realtà, anche pensando che tutte e quattro le federazioni di cui si ipotizza l’interesse aderiscano (per rugby e forse anche per il basket sembra dura), siamo intorno a quota mille.

BOOM IN TV- La speranza- progetto di cui parla Katia Serra, responsabile settore calcio femminile dell’Aic, è che l’avvio del percorso possa essere supportato da un circuito virtuoso di cui si vedono in modo clamoroso i primi risultati:”L’audience del big match delle Serie A femminile sono sicuramente superiori alla maggior parte delle gare di Bundesliga e Serie B e forse anche di qualcuna di A”. Insomma, fra tre anni il sistema potrebbe anche farcela da solo con una vistosa crescita dei diritti tv. Calcagno ritiene che il professionismo femminile non impedisca l’altra strada che sta percorrendo la Federcalcio: “Quella del credito di imposta in cambio di investimenti su vivai e infrastrutture, che riguarda soprattutto la Lega Pro”. “La nostra è una professione, non soltanto uno sport”, aggiunge Elisa Bartoli della Roma, anche lei alla presentazione in Senato. E Barbara Bonansea, l’attaccante della Juve e della Nazionale, in un altro videomessaggio aggiunge: “Il calcio è il mestiere che facciamo per vivere, è il momento di dare un segnale”.

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