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“Che differenza c’è tra un atleta federale e un atleta tesserato a un ente di promozione sportiva, se sempre di atleti agonisti parliamo? La distinzione fatta per vietare gli allenamenti in zona rossa è incomprensibile e pericolosa: vi si ponga subito rimedio”.
Così Bruno Molea, presidente dell’Associazione Italiana cultura sport, tra i primi enti di promozione sportiva del Paese, commenta gli ultimi aggiornamenti alle Faq sul decreto del 2 marzo pubblicate dal Dipartimento per lo sport secondo cui nelle zone rosse sono da oggi vietati solo gli allenamenti degli atleti tesserati agli enti di promozione sportiva.
“Dunque, se vivo in zona rossa ma sono iscritto a un campionato nazionale che si terrà in zona bianca, mi vedo costretto a non allenarmi e, quindi, a non parteciparvi: incomprensibile, sbagliato e discriminatorio – tuona il presidente Molea -. Quindi da oggi, tutti gli atleti agonisti che vorranno allenarsi dovranno per forza iscriversi a una federazione: forse si vuole il loro monopolio, chissà. Ma che differenza vi è tra un atleta federale e un atleta di un ente di promozione sportiva che si sta preparando per una competizione nazionale o addirittura internazionale? Si ponga subito rimedio a questa incomprensibile disparità: abbiamo abbondantemente dimostrato di essere ambiti sicuri e necessari per tanti giovani e adulti, basta con le discriminazioni e gli atleti di serie A e di serie B”.
 
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