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“Si utilizzi questo momento per cambiare le regole in campo: la Fip ci ripensi e faccia giocare i giovanissimi del Tam Tam Basket, almeno in deroga. Sono nati e vivono in Italia: come si fa a chiamarli stranieri? Non farli giocare è una discriminazione”. Così Bruno Molea, primo firmatario della legge del 2016 sul ius soli sportivo, e presidente di uno dei maggiori enti di promozione sportiva in Italia – l’AiCS – interviene sul blocco della Federbasket all’iscrizione della squadra multietnica di Castelvolturno al campionato Eccellenza under 17. “Sono davvero contento che i legali della Tam Tam Basket abbiano fatto ricorso alla decisione della FIP sulla scorta della legge sullo ius soli sportivo: essa prevede che i minori che risiedono regolarmente sul territorio da almeno i 10 anni di età possano regolarmente giocare, come tutti gli altri – ricorda Molea, nel 2016 deputato per Scelta Civica -. Ma la situazione della Tam Tam è perfino paradossale: i ragazzi iscritti all’associazione sportiva dilettantistica di Castelvolturno sono per lo più figli di immigrati, nati in Italia e che qui vivono da sempre. Mi chiedo come si faccia a chiamarli stranieri… La Fip ha fermato la squadra in Eccellenza con un vago riferimento, tra le altre cose, anche al parere contrario delle altre squadre iscritte al campionato. Da anni parliamo dello sport come leva di inclusione e coesione sociale ma poi ci si blocca sulle classifiche o sulle questioni di lana caprina. Non si lasci la questione sociale al solo sport di base: anche le federazioni dimostrino di voler superare ogni forma di discriminazione, in campo e fuori.  In un territorio come Castelvolturno, l’esperienza della Tam Tam Basket è stata miracolosa: farli giocare è atto dovuto e anche la dimostrazione che le regole si possono cambiare. Basta la volontà dei singoli. Chiedo quindi alla Federbasket e al suo presidente Petrucci un intervento risolutivo e di coscienza”.

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