Un delicato ruolo in cui l’ex campione azzurro (Pallone d’Oro nel 1993, 27 gol e in 56 presenze con l’Italia) ci mise il nome e la faccia, donando tutto sé stesso come dimostrava il suo progetto di 900 pagine che nel novembre del 2011 presentò alla Figc, dopo la disfatta azzurra al Mondiale Sudafricano
Un piano, quello del fuoriclasse vicentino quando venne nominato presidente del Settore Tecnico della Federazione il 4 agosto 2010 su proposta dell’allora presidente federale Giancarlo Abete in accordo col presidente dell’Aiac Renzo Ulivieri, che proponeva di intervenire prima di tutto sulla formazione dei giovani calciatori, affidandola a istruttori federali qualificati e incentrandola soprattutto sull’insegnamento della tecnica (e non solo sulla tattica).
Allo scouting veniva data una particolare attenzione, con l’idea di dividere la Penisola italiana in 100 distretti calcistici da affidare ad allenatori dedicati e di creare un database multimediale (per archiviare esercitazioni, test fisici e tecnici, monitorando nel tempo lo sviluppo dei calciatori).
La centralità assoluta del progetto veniva dunque data al talento (piuttosto che alla prestanza fisica), da accompagnare all’etica e ai valori in modo da creare “atleti e uomini responsabili”.
I punti salienti e le idee chiave del ‘piano Baggio’: una riforma totale
Il progetto, fu elaborato con un team di 50 collaboratori, affrontava ogni aspetto della formazione calcistica.
Tra le proposte principali:
Rivoluzione nella formazione degli allenatori: istruttori selezionati tramite criteri più severi, con percorso di studi, competenze educative e background tecnico certificato.
Scouting capillare sul territorio: suddivisione dell’Italia in 100 distretti, ciascuno monitorato da tecnici federali incaricati di visionare migliaia di partite all’anno.
Archivio digitale nazionale: piattaforme video, database tecnico e strumenti per seguire l’evoluzione dei giovani calciatori nel tempo.
Valutazioni tecniche avanzate: test specifici per misurare rapporto con la palla, coordinazione e intelligenza di gioco, superando l’eccessiva attenzione alla sola prestanza fisica.
Centro studi permanente: ricercatori e stagisti universitari al fianco degli allenatori per sviluppare metodologie moderne basate su dati e innovazione.
Valori etici come fondamento: formazione morale e responsabilità sociale come elementi centrali del percorso giovanile, non optional.
Il corposo progetto puntava a costruire un sistema più moderno, meritocratico e pedagogico, allineato ai modelli di paesi all’avanguardia come Spagna, Francia e Germania.
Il dossier fu consegnato e presentato al Consiglio Federale nel dicembre 2011, ma l’accoglienza fu assai fredda. In un incontro durato poche decine di minuti, nonostante un anno di lavoro, Baggio capì che mancava la volontà dei dirigenti di allora di applicare il piano.
La FIGC annunciò uno stanziamento di 10 milioni, ma i fondi non arrivarono mai. Le priorità federali vennero poi modificate, e gran parte dell’impianto originario fu accantonato.
Il ” Divin Codino” dopo mesi di frustrazioni, il 23 gennaio 2013, si dimise dall’incarico.
Denunciò la totale impossibilità di portare avanti il progetto, rimasto “bloccato nei cassetti”, e la sua marginalità nelle dinamiche federali.
Ora è arrivato il momento di riaprire quel “famoso cassetto”, e di mettere in pratica tutto ciò che vi è descritto con competenza ed amore per il calcio italiano.
