L’Italia di Rino Gattuso è fuori dai Mondiali dopo aver perso ai calci di rigore con la Bosnia. Per la terza volta di fila non parteciperemo alla competizione più importante del calcio professionistico.

Inutile attaccarsi alla mancata espulsione di Muharemovic o a falli di mano degli avversari in area di rigore.

L’Italia del calcio è meno che mediocre, a partire dalla governance politica per arrivare ai tecnici e ai calciatori.

Per questo serve una rivoluzione che, fino ad ora, non è arrivata.

Una rivoluzione che parta da Gabriele Gravina, la cui gestione ha prodotto questi risultati fallimentari.

Incapace di generare innovazione, machiavellico nella scelta dei commissari tecnici, comico nelle dichiarazioni post partita. Se non ci fosse che qui non c’è nulla da ridere.

E allora se non si vuole dimettere, tutte le componenti del calcio devono fare il possibile per esautorarlo da un compito per il quale ha dimostrato tutta la sua incompetenza. Peggio anche del tanto bistrattato Tavecchio.

Non che la lega di calcio passi momenti migliori, con Luigi De Siervo impegnato per mesi a fare giocare una partita del calcio italiano in Australia, anziché impegnarsi a fare crescere il movimento nazionale.

Lo stesso dicasi per la Lega serie B, da cui è passato senza grandi risultati anche il ministro Abodi, alla serie C di Marani, alle federazioni dilettantistiche. Vertici che andrebbero azzerati, tutti. Come andrebbe rivoluzionata la giustizia sportiva che procede a velocità diverse a seconda delle squadre da giudicare.

Vanno fatti investimenti seri sulle infrastrutture, sulle attrezzature, sulle metodologie di allenamento che coinvolgano l’ultima della scuola calcio fino alla prima squadra del massimo campionato professionistico.

Che non illudiamoci, non è superiore al campionato rumeno, polacco o greco ed è inferiore anni luce a quello spagnolo, inglese o tedesco.

Ripartiamo dalla bellezza e dall’essenza del gesto tecnico, del portiere che para, del difensore in grado di fare gli anticipi, dal centrocampista capace di impostare, dal trequartista, dall’ala che salta l’uomo, dall’attaccante che segna. Si spendono milioni per giocatori mediocri come Openda, David, Jimenez, si polemizza per una squadra come il Lecce che vince il campionato Primavera con tutti stranieri in campo, ma non si fa nulla per permettere ai giovani (dai 16 ai 19 anni) di competere e misurarsi, quindi maturare calcisticamente, con giocatori più grandi. A poco servono gli obblighi di età, con ragazzi spediti a fare i terzini per non fare danni.

Bisogna azzerare tutto, allontanare la politica dal calcio che tanti danni ha fatto, affidarsi alle competenze e a persone in grado di avere una visione concreta e rivoluzionaria. Altrimenti con i Carraro e i Gravina si continuerà a scavare sul fondo del barile.

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