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23 marzo 1980. ore 17.00. Si attende la fine delle partite e scatta l’operazione della Guardia Di Finanza che arresta nei campi di gioco ben 12 calciatori e un presidente. Era l’indagine del Calcioscommesse, nominata Totonero. Non fu un fulmine a ciel sereno, visto che il 3 marzo di quell’anno erano state rese note le indagini per Calcioscommesse, uno scandalo che annientò il calcio italiano.

Il 3 marzo 1980 furono messi nel registro degli indagati 27 calciatori, denunciati nel cosiddetto scandalo del “totonero”. Si tratta di Cesare Cattaneo, Salvatore Di Somma, Stefano Pellegrini (Avellino), Franco Colomba, Giuseppe Dossena, Carlo Petrini, Adelmo Paris, Giuseppe Zinetti, Giuseppe Savoldi (Bologna), Sergio Girardi (Genoa, B), Massimo Cacciatori, Renzo Garlaschelli, Bruno Giordano, Lionello Manfredonia, Fernando Viola, Giuseppe Wilson (Lazio), Claudio Merlo (Lecce, B), Enrico Albertosi, Giorgio Morini (Milan), Andrea Agostinelli, Giuseppe – detto Oscar – Damiani (Napoli), Guido Magherini (Palermo, B), Gianfranco Casarsa, Mauro Della Martira, Paolo Rossi (Perugia), Renzo Rossi, Giovanni Quadri (Taranto, B).
I calciatori coinvolti furono accusati di falsare le partite e favorirne le scommesse clandestine per intascare ingenti somme di danaro. Fu uno scandalo mai visto. Il 23 marzo, al termine della gare, i Carabinieri entrarono in campo ed arrestarono 12 calciatori e il presidente del Milan, Felice Colombo. Dopo che per giorni il numero dei calciatori coinvolti nel presunto “calcioscommesse” è andato crescendo fino a superare la cinquantina, al termine degli incontri validi per la 24ª giornata del campionato la Guardia di Finanza e i carabinieri, entrano negli spogliatoi di Roma, Milano, Pescara, Avellino, Palermo e Genova ed esegue 11 arresti: Stefano Pellegrini (Avellino), Sergio Girardi (Genoa), Massimo Cacciatori, Bruno Giordano, Lionello Manfredonia, Giuseppe Wilson (Lazio), Enrico Albertosi, Giorgio Morini (Milan), Guido Magherini (Palermo), Mauro Della Martira, Luciano Zecchini (Perugia). Tutti vengono trasferiti a Roma per essere interrogati, l’accusa è truffa aggravata e continuata. A Paolo Rossi (Perugia), Fernando Viola e Renzo Garlaschelli (Lazio) vengono notificati tre ordini di comparizione per concorso in truffa. Finisce in manette anche il presidente del Milan Felice Colombo mentre quello della Lazio, Umberto Lenzini, alla notizia degli arresti è colpito da un collasso.
Dopo mesi di indagini, il 18 maggio 1980 arriva la prima sentenza. Il Milan viene retrocesso all’ultimo posto e finisce in B (ripescato il Catanzaro), così come la Lazio. Avellino e Perugia vengono penalizzate di 5 punti da scontare nel campionato 1980/1981. Tra i calciatori, Paolo Rossi subisce una squalifica di tre anni, Bruno Giordano e Lionello Manfredonia di 21 mesi, Enrico Albertosi e Massimo Cacciatori vengono radiati insieme al presidente rossonero Felice Colombo, Mauro Della Martira e Stefano Pellegrini subiscono una squalifica di 5 anni, Luciano Zecchini di 3 anni, Giorgio Morini di 12 mesi, Maurizio Montesi di 4 mesi. Assolti Gianfranco Casarsa, Stefano Chiodi, Cesare Cattaneo, Gian Luca De Ponti, Salvatore Di Somma, Renzo Garlaschelli, Fernando Viola.

L’Avellino si vide coinvolto a causa del suo tesserato, Stefano Pellegrini, deceduto, come saprete, pochi giorni fa. I lupi, la stagione seguente, partirono con 5 punti di penalizzazione, ma riuscirono a salvarsi lo stesso, in quella stagione tragica, travagliata anche dal Terremoto del 23 novembre 1980.

Fonte: sportavellino.it

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