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Letteratura e filosofia invadono il campo del calcio per indagare il rapporto con l’uomo, la società e il gioco. Informazione, delirio e piacere del gioco, calciopoli, razzismo e violenza: sono alcune tematiche che Ria smonta e rimodula in adesione al significato letterale del gioco del calcio, nonché alla sua peculiarità di puro e sano divertimento. In una società ossessionata dai miti, dalla crescita economica e dalla tirannia delle mode, il calcio corre il rischio di essere travolto dai falsi miti, che altro non sono che “idee malate”.
Infine la trattazione del calcio di provincia con la narrazione di alcune vicende calcistiche di Tuglie, conclude l’indagine nel mondo calcistico, facendo risaltare che: il calcio provinciale rimarca il campanilismo, l’odio atavico contro una squadra di un paese nemico. Il palcoscenico del calcio di provincia è disadorno di modernità, rozzo, senza erbetta, con i muri perimetrali macchiati di scritte volgari, con le tribune scomode, con la rete che delimita il campo, con le voci gracchianti di bestemmie e paroloni, con i giocatori che tirano a campare.
In particolare, Ria narra delle vicende calcistiche che videro protagonista Bruno Erroi, che ottenne la promozione del Tuglie nell’anno 1995 con l’allenatore Franco Sperti. Una stagione esaltante, con il bomber Fabrizio Schirinzi, il quale entusiasmò l’ambiente alla grande, segnalandosi tra i bomber più prolifici della categoria. L’attività del Tuglie – negli anni successivi al 1995 – vedrà alternare promozioni e retrocessioni. Ria così commenta nel libro: Aleggia adesso una sorta di apatia dell’indifferenza, in nome delle difficoltà si preferisce, o tutt’al più rammendare idee, prodigarsi pe inutili progetti secondo forme di contemplazione senza tempo. Dal 1995 in poi non ci sono più storie calcistiche da raccontare: tutto è immobile. Erroi in quegli anni era esplosivo, realista, sapeva leggere la realtà nelle note nascoste della imprevedibilità.

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