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Disegno di Legge delega Commissione Rodotà, beni comuni, sociali e sovrani. Presso l’ufficio servizi demografici del Comune è possibile firmare per aderire al progetto di legge di iniziativa popolare. Scadenza 30 luglio 2019.

Firma anche tu nel tuo Comune.

Il 18 dicembre è stata presentata in Corte di Cassazione la Proposta di Legge d’Iniziativa Popolare “Disegno Legge Delega Commissione Rodotà Beni Comuni, Sociali e Sovrani”. Si tratta di una proposta normativa importante che intende ergersi a difesa dei Beni Comuni secondo lo spirito e le indicazioni che hanno animato i lavori della Commissione Rodotà e che vede tra i principali promotori Alberto Lucarelli e Ugo Mattei, che furono anche tra gli ispiratori dei referendum a sostegno dell’acqua pubblica del 2011.

Introdurre nel nostro ordinamento giuridico le categorie dei beni comuni (risorse naturali), dei beni sociali (istruzione, ricerca, lavoro, salute) e dei beni sovrani (infrastrutture strategiche, servizi pubblici essenziali), significa dare attuazione alla Costituzione e dare risposte al neoliberismo e al capitalismo finanziario.

Siamo convinti che possa aprirsi, proprio attraverso la legge di iniziativa popolare, un forte dibattito politico nel paese, in grado di evidenziare come i processi di privatizzazione abbiano privato lo Stato di importanti entrate di cassa, nonché di assetti industriali che rappresentavano la spina dorsale dell’economia pubblica e del sistema di welfare che, in parte, si reggeva su di essa.

Si è di fatto realizzata, senza che la normativa sui beni pubblici fosse in grado di porre ostacoli, la consegna a monopoli privati di attività e servizi gestiti precedentemente dal pubblico. In presenza di monopoli naturali, privi di situazioni di concorrenza, attraverso le privatizzazioni si è realizzato il trasferimento di ciò che prima era in mano pubblica – dunque di proprietà dei cittadini attraverso lo Stato – a poche mani private, che hanno potuto realizzare profitti senza rischio industriale.

Nel 2007, in Commissione Rodotà, si era individuato come il sistema normativo dei beni pubblici non fosse in grado di fronteggiare le privatizzazioni selvagge e come la legislazione speciale post Maastricht avesse accelerato tale processo di impoverimento dello Stato e di negazione dei diritti dei cittadini.

 

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